Uomini e libri nel destino del protagonista de Il nome giusto di Garufi (Ponte alle Grazie, pp. 234, e 16): un milanese quasi cinquantenne muore investito sulla circonvallazione di Roma. Il suo fantasma vaga per la città, racconta l’appartenenza disincantata a una vita di riserva, quella di un intellettuale trafficone legato ai libri, al messaggio che ognuno di essi lascia nella memoria di chi li ha letti. Letture e percorsi, in una Roma recente transitata in lungo e in largo dallo spirito errante sulle tracce dei clienti che acquistano - da un libraio antiquario - i volumi che gli appartennero. Esplodono ricordi, citazioni, amicizie e riferimenti epocali, mentre in parallelo si delinea il viatico sentimentale del defunto, con le sue numerose donne, gli errori, le illusioni finali prima dell’incidente. La ricerca di un filo che leghi amori e letture, di un nome - quello giusto – che possa definire la consistenza anche minima di una vita stroncata: il senso del romanzo trova qui la sua conferma, nel percorso errabondo di un moderno sognatore in cerca di pace.
Questa è la lettura che Sergio Pent, su TuttoLibri del 20 agosto, propone dell'esordiente quarantottenne Sergio Garufi, che mi aveva già incuriosito nella sua apparizione a Fahrenheit. Il libro sembra uscire dalle classiche strutture romanzesche per raccontare di letteratura e di letture.
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